Gianfranco Pellegrino. Nell’Antropocene. Etica e politica alla fine di un mondo

Gli esseri umani sono diventati ormai una forza della natura – letteralmente: una forza capace di alterare il corso del mondo. L’impatto umano sulla natura non umana ha raggiunto livelli senza precedenti: il cambiamento del clima ha innescato una catena di effetti che muteranno il volto del mondo, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di molte specie animali ed ecosistemi, e forse anche quella della specie umana.

L’Antropocene – come alcuni chiamano la nuova fase innescata da questo picco della potenza umana – presenta innumerevoli problemi filosofici, etici e politici. La discussione oscilla fra ottimismi – evviva l’Antropocene! Per la prima volta gli esseri umani possono fare il mondo a propria immagine e somiglianza – e catastrofismi – Attenti! Siamo tutti apprendisti stregoni e finiremo male.

Ma la prospettiva più sensata sta nel mezzo fra questi due estremi. L’Antropocene è la fine di un mondo, non la fine del mondo: la fine di un mondo dove certi comportamenti (lo spreco e il consumo di risorse, soprattutto) erano possibili e eticamente indifferenti, dove l’etica e la politica si occupavano solo degli esseri umani e del breve termine. L’Antropocene segna – o dovrà segnare – l’inizio di una nuova fase della riflessione morale e politica dell’umanità: un’epoca di nuove precauzioni, di pensiero lungimirante, di prospettiva ampia su umani e non umani – l’epoca dell’incontro fra Homo Sapiens e Gaia.